Mettiamo la chiave nella nostra centrale, accendiamola, schiacciamo un po’ l’acceleratore ed ecco che la nostra casa si riempie d’energia.
Forse non è proprio così che funziona, ma è stata la prima immagine che ci è venuta in mente quando abbiamo scoperto che Volkswagen, la più grande e importante casa automobilistica tedesca, ha realizzato un impianto termoelettrico a metano destinato all’economia domestica. La particolarità è che il cuore pulsante di questo sistema è derivato direttamente dal propulsore montato di serie su alcuni autoveicoli. In parole povere si tratta di una minicentrale elettrica funzionante grazie al motore di una comunissima Golf a metano, proprio come quella che qualcuno di noi guida ogni giorno sulle affollate strade italiane.
Il nome di questa innovazione tecnologica è EcoBlue e dovrebbe essere disponibile, in Germania, dalla metà di quest’anno. Il progetto nasce dalla collaborazione della casa automobilistica con una delle più famose società che si occupa di sviluppo delle energie verdi: la Lichtblick di Amburgo.
Questa mini centrale, grande poco più di un frigorifero, è stata studiata in modo da poter essere posizionata in qualsiasi parte della casa e produrre l’energia necessaria ad alimentare l’intero sistema elettrico di un appartamento unifamiliare. Ecoblue va però oltre l’essere un semplice generatore di corrente, infatti l’energia prodotta in surplus, quindi non utilizzata, viene trasmessa a un accumulatore, il quale a sua volta la ridistribuisce all’interno della rete locale. Così il “gioiello” della Volkswagen è stato pensato per funzionare all’interno di un unico sistema virtuale: le minicentrali private saranno infatti collegate tra loro in rete e saranno in grado di immettere al proprio interno l’energia in eccesso, ridistribuendola dove ce ne è più bisogno, oppure addirittura conservarla per i momenti di maggiore necessità.
COME FUNZIONA?
Il propulsore derivato dalle Golf di serie produce autonomamente energia, la quale mette in moto un generatore di corrente. I test hanno dimostrato che la minicentrale ha un’efficienza di produzione pari a circa il 94 per cento nel rapporto consumo-produzione e produzione-utilizzo possibile di energia. Un dato molto più alto rispetto al 40 per cento circa delle moderne centrali nucleari o a carbone, il tutto senza il rischio radioattivo, oppure l’inquinamento conseguente dall’estrazione e dalla combustione tipica del carbon fossile.
La produzione di energia residua, non utilizzata in casa, viene convogliata insieme alla residua produzione delle altre 99.999 centrali domestiche che l’azienda ha pensato di produrre e installare entro al fine dell’anno. L’elettricità prodotta è poi immagazzinata in un accumulatore, con cui poi Lichtblick ridistribuisce la corrente ai suoi utenti in rete. Tutto senza costruire costose nuove grandi centrali, solo interconnettendo come tanti mini-computer collegati grazie a Internet le centomila (e forse domani i milioni) di mini-centrali domestiche.
QUANTO COSTA?
Non è una spesa irrisoria, ma neanche impossibile. Lichtblick conta di vendere a partire dal prossimo anno ben 100.000 unità denominate per creare l’equivalente di una stazione di 2.000 megawatt di potenza, l’equivalente dell’energia erogata da due centrali nucleari. Le unità saranno commercializzate prima esclusivamente ad Amburgo, e successivamente in altre parti del paese a un costo individuale di installazione di 5.000 euro per nucleo familiare. A questa spesa si aggiungerà un canone mensile di 20 euro, a cui si aggiunge il consumo mensile d’energia secondo le tariffe ufficiali, pubblicamente imposte, del gas. Il produttore dovrebbe però pagare all’utente 5 euro mensili di “fitto” e 0,5 cent per ogni chilowatt non utilizzato e quindi immagazzinato nell’accumulatore. Riparazioni e manutenzione naturalmente non saranno a carico dell’utilizzatore, ma del gestore.
L’idea è quella di creare un nuovo produttore di energia che non la sprechi e che soprattutto rispetti realmente l’ambiente, il tutto ad un costo accessibile per la maggior parte delle famiglie. Un dispositivo del genere potrebbe anche risolvere i problemi energetici di paesi meno sviluppati, allontanandoli dalle tentazioni del nucleare, ed evitando i generatori a gasolio, inquinanti tanto quanto un camion a rimorchio.
Di Andrea Sabbadin
Mettiamo la chiave nella nostra centrale, accendiamola, schiacciamo un po’ l’acceleratore ed ecco che la nostra casa si riempie d’energia.
Forse non è proprio così che funziona, ma è stata la prima immagine che ci è venuta in mente quando abbiamo scoperto che Volkswagen, la più grande e importante casa automobilistica tedesca, ha realizzato un impianto termoelettrico a metano destinato all’economia domestica. La particolarità è che il cuore pulsante di questo sistema è derivato direttamente dal propulsore montato di serie su alcuni autoveicoli. In parole povere si tratta di una minicentrale elettrica funzionante grazie al motore di una comunissima Golf a metano, proprio come quella che qualcuno di noi guida ogni giorno sulle affollate strade italiane.
Il nome di questa innovazione tecnologica è EcoBlue e dovrebbe essere disponibile, in Germania, dalla metà di quest’anno. Il progetto nasce dalla collaborazione della casa automobilistica con una delle più famose società che si occupa di sviluppo delle energie verdi: la Lichtblick di Amburgo.
Questa mini centrale, grande poco più di un frigorifero, è stata studiata in modo da poter essere posizionata in qualsiasi parte della casa e produrre l’energia necessaria ad alimentare l’intero sistema elettrico di un appartamento unifamiliare. Ecoblue va però oltre l’essere un semplice generatore di corrente, infatti l’energia prodotta in surplus, quindi non utilizzata, viene trasmessa a un accumulatore, il quale a sua volta la ridistribuisce all’interno della rete locale. Così il “gioiello” della Volkswagen è stato pensato per funzionare all’interno di un unico sistema virtuale: le minicentrali private saranno infatti collegate tra loro in rete e saranno in grado di immettere al proprio interno l’energia in eccesso, ridistribuendola dove ce ne è più bisogno, oppure addirittura conservarla per i momenti di maggiore necessità.
COME FUNZIONA?
Il propulsore derivato dalle Golf di serie produce autonomamente energia, la quale mette in moto un generatore di corrente. I test hanno dimostrato che la minicentrale ha un’efficienza di produzione pari a circa il 94 per cento nel rapporto consumo-produzione e produzione-utilizzo possibile di energia. Un dato molto più alto rispetto al 40 per cento circa delle moderne centrali nucleari o a carbone, il tutto senza il rischio radioattivo, oppure l’inquinamento conseguente dall’estrazione e dalla combustione tipica del carbon fossile.
La produzione di energia residua, non utilizzata in casa, viene convogliata insieme alla residua produzione delle altre 99.999 centrali domestiche che l’azienda ha pensato di produrre e installare entro al fine dell’anno. L’elettricità prodotta è poi immagazzinata in un accumulatore, con cui poi Lichtblick ridistribuisce la corrente ai suoi utenti in rete. Tutto senza costruire costose nuove grandi centrali, solo interconnettendo come tanti mini-computer collegati grazie a Internet le centomila (e forse domani i milioni) di mini-centrali domestiche.
QUANTO COSTA?
Non è una spesa irrisoria, ma neanche impossibile. Lichtblick conta di vendere a partire dal prossimo anno ben 100.000 unità denominate per creare l’equivalente di una stazione di 2.000 megawatt di potenza, l’equivalente dell’energia erogata da due centrali nucleari. Le unità saranno commercializzate prima esclusivamente ad Amburgo, e successivamente in altre parti del paese a un costo individuale di installazione di 5.000 euro per nucleo familiare. A questa spesa si aggiungerà un canone mensile di 20 euro, a cui si aggiunge il consumo mensile d’energia secondo le tariffe ufficiali, pubblicamente imposte, del gas. Il produttore dovrebbe però pagare all’utente 5 euro mensili di “fitto” e 0,5 cent per ogni chilowatt non utilizzato e quindi immagazzinato nell’accumulatore. Riparazioni e manutenzione naturalmente non saranno a carico dell’utilizzatore, ma del gestore.
L’idea è quella di creare un nuovo produttore di energia che non la sprechi e che soprattutto rispetti realmente l’ambiente, il tutto ad un costo accessibile per la maggior parte delle famiglie. Un dispositivo del genere potrebbe anche risolvere i problemi energetici di paesi meno sviluppati, allontanandoli dalle tentazioni del nucleare, ed evitando i generatori a gasolio, inquinanti tanto quanto un camion a rimorchio.
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