Di Stefano Lattanzi
Ha 150 anni ma non è mai cambiato di una virgola. L’aperitivo più celebre d’Italia, più vecchio dell’Italia, per festeggiare l’importante anniversario ha deciso di regalare a Sesto San Giovanni la Galleria Campari: il museo dell’aperitivo.
La Campari Spa ritrova la propria sede storica nella città che ha ospitato per più di un secolo i luoghi della produzione: la palazzina liberty del 1904, in viale Gramsci 161, il primo stabilimento di Davide Campari, oggi ristrutturata e ampliata da Mario Botta e Giancarlo Marzorati.
L’intervento nasce dalla volontà di recuperare l’area e l’edificio storico col proprio carico di memoria, di saperi, di competenze e di intelligenza produttiva, e di tenere a Sesto il cervello direttivo della multinazionale.
LA SEDE. L’edificio è imponente e articolato su due corpi di fabbrica principali incernierati tra loro.
Questi due edifici sono completati da due ulteriori porzioni, la prima costituita dal primo stabilimento Campari e la seconda da una grande piazza, caratterizzata da una copertura curvilinea che digrada verso uno specchio d’acqua e realizzata in legno lamellare con una copertura vegetale.
Nell’edificio si mescolano con grande armonia i diversi materiali impiegati per il rivestimento di pavimentazioni e pareti. Ad impreziosire il tutto, due bassorilievi evocativi delle icone disegnate da Fortunato Depero per Campari, al fine di recuperare la memoria storica dell’azienda e l’identità della comunità sestese, lanciando un ponte ideale tra passato e futuro, tra campagne pubblicitarie del ’900 e architettura del nuovo headquarter.
LA GALLERIA. Gli spazi di Galleria Campari sono stati suddivisi in tre grandi aree tematiche: comunicazione, arte e produzione.
Ognuna di esse è caratterizzata da tre luoghi distinti:
[1] la parete/muro di 32 metri dove è proiettata una selezione dei contenuti delle tappe fondamentali della storia Campari;
[2] il percorso/carpet, ovvero un viale cittadino illuminato in cui l’esperienza sensoriale fatta di suoni, immagini e profumi accompagna il visitatore;
[3] il tavolo/archivio multimediale in cui, attraverso postazioni touch-screen, il visitatore può sfogliare la storia del marchio.
A completamento dell’esperienza una parete/videowall, che proietta una selezione del ricco archivio delle campagne pubblicitarie Campari e una curiosa macchina del tempo, la Time Traveller, che fornisce le fondamentali tappe storiche del marchio.
La Galleria è il frutto di un incontro tra arte e comunicazione: artisti di ogni campo si sono cimentati nella rappresentazione dell’essenza del marchio attraverso i registri narrativi specifici delle diverse correnti artistiche.
Le opere futuriste di Fortunato Depero, in sede fino al 18 giugno, rappresentano il cuore di questa nuova sede espositiva con la mostra “Depero con Campari”, curata da Marina Mojana e Ada Masoero.
In occasione delle celebrazioni del centenario del Futurismo (1909-2009) è stata allestita questa personale dedicata alla produzione di Depero sia per il futurismo, del quale è considerato uno dei massimi esponenti, sia per Campari, come autore della comunicazione dell’azienda dal 1926 al 1936. Chiude la mostra la frase storica proferita dal genio futurista negli anni ’30: “Un solo industriale è più utile all’arte moderna e alla nazione che 100 critici d’arte o 1000 inutili passatisti”.
Dopo Depero, la sede museale ospiterà mostre temporanee di artisti già creativi per la Campari, come Matteo Thun, senza dimenticare il Campari Art Label e tre opere grafiche di altrettanti nomi dell’arte contemporanea sulle etichette delle bottiglie vendute in edizione limitata come AVAF, Tobias Rehberger e Vanessa Beecroft. Inoltre Marcello Dudovich, Nizzoli, Bruno Munari, Federico Fellini, Ugo Nespolo.
Galleria Campari, aperta al pubblico dal 23 marzo scorso nelle giornate di martedì, giovedì e venerdì è aperta dalle 10.00 alle 19.00. Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito www.campari.com.
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