A cura di Martina Moretti
Tutto quello che c’è da sapere su di uno sport in ascesa
Il Kitesurf è uno sport relativamente recente, nato intorno al 1998 nelle acque delle isole Hawaii, anche se il kitesurfing ha un‘origine lontana nel tempo che si colloca nelle isole indonesiane. Tutto inizia negli anni Ottanta con due fratelli francesi, i Legaignoux, che studiarono un sistema di vele di sicurezza per le scialuppe di emergenza. Da qui l’idea di realizzare degli aquiloni gonfiabili, capaci di ripartire dall’acqua in qualsiasi condizione di mare, facili da governare ed in grado di creare un’energia motrice per trarre in salvo gli equipaggi delle scialuppe di emergenza. Ma la loro idea non ebbe grande sostegno e seguito. La svolta arrivò nel ‘98 con il campione di Windsurf Robby Naish che incuriosito da alcuni prototipi diede vita ad uno sport del tutto nuovo.
Il Kitesurf si pratica con un’apposita tavola e un aquilone (kite) manovrato mediante un boma (barra) collegata ad esso in origine da due cavi (linee) lunghi e sottili in dynema, i modelli attuali invece ne hanno quattro o cinque, dove il quinto, chiamato quinta linea, è per la sicurezza. Le condizioni ideali per il kitesurf sono di vento compreso tra i 12 e i 30 nodi, e a differenza per esempio della tavola a vela questo sport si può praticare anche con venti deboli. In questo caso ideali sono i modelli foil o cassonati, aquiloni non gonfiabili e si usano kite di dimensioni più grandi di quelli usati con vento forte. In condizioni ideali è possibile praticare lo sport in maniera sicura, planando semplicemente o compiendo svariati salti ed evoluzioni sia nelle onde, sia con mare o lago piatti. Una caratteristica di questo sport è la velocità con cui si può imparare a planare e in seguito a compiere evoluzioni. E’ fondamentale però seguire un corso che fornisca tutte le basi per utilizzare con sicurezza questo strumento affascinante quanto potenzialmente pericoloso.
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