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FERMARSI A SCOPRIRE COMO

1 Commento 19 luglio 2010

FERMARSI A SCOPRIRE COMO
entre le belle sale della settecentesca Villa Olmo fino a luglio incorniciano le opere dell’indiscusso maestro del barocco fiammingo Pieter Paul Rubens, nonché di altri minori quali Anton Van Dyck, Jacob Jordaens, Gaspar de Crayer e Theodor Thulden, a tutti i comaschi amanti del bello elegante e pieno si rinnova il sempre valido invito a scoprire i tesori seicenteschi della nostra città, vicini e sempre in mostra, e forse proprio per questo un po’ snobbati.
Chi dunque vorrà seguire l’itinerario qui suggerito si ritroverà in luoghi noti, senz’altro già visti, ma forse mai guardati abbastanza, angoli di centro che sotto le mura di altre epoche schiuderanno la fioritura barocca di Como, avvenuta in concomitanza all’opera controriformista della chiesa locale; chi si lascerà incuriosire scoprirà le declinazioni locali di artisti importanti della Lombardia del tempo e richiesti da committenti talvolta lontani.
Il capitolo dedicato al Barocco è uno dei più lunghi nella storia dell’arte della nostra città, dato che moltissimi sono gli edifici, soprattutto religiosi, che furono rifatti, completamente o solo in parte, secondo i nuovi canoni spaziali e decorativi dettati dalla chiesa allora impegnata in una fervida attività controriformista. Tra i tanti luoghi interessanti se ne sono scelti però solo pochi, perché la vostra passeggiata non sia di fretta, e di questi alcuni inizialmente vi sembreranno  secondari, così che alla fine vi accorgerete di aver scoperto bellezze inaspettate e ancora straniere.
Partiamo. Lasciata la macchina al vicino parcheggio della Ticosa e dopo una breve passeggiata, o scesi dal bus direttamente in Piazza Vittoria, subito al di là della torre medievale che oggi fa da guardia al centro pedonalizzato vi trovate in via Cesare Cantù e sulla destra la facciata neoclassica, imponente ed elegante dell’attuale liceo Volta, un tempo convento di suore agostiniane.
mmiratene le linee composte e classicheggianti, fermate lo sguardo sulle otto colonne marmoree che in età romana decoravano la villa di uno sconosciuto comasco e successivamente il battistero della città un tempo nei pressi del’attuale chiesa di san Fedele. Ecco, ora vedete al di là dell’elegante colonnato e se non l’avete mai fatto prima noterete un portone: l’ingresso di una chiesa. Entratevi e rimarrete sorpresi nel scoprire tale travolgente sfavillare di decorazione barocca, nascosta da tanta lineare eleganza esterna. La chiesa di Santa Cecilia, di origine medievale e un tempo intitolata alla santa Croce, è sempre stata uno dei più frequentati luoghi di culto della città: si trovava infatti nel cuore di un quartiere un tempo animatissimo, vicino alla porta sud d’ingresso al centro, e a partire dal XIII secolo le fu annesso uno tra i conventi locali più ricchi e prestigiosi, scelto per le loro figlie dai cittadini nobili e più ricchi. L’interno, davvero inaspettato, non conserva più nulla delle fattezze medievali e presenta le forme cinquecentesche dell’impianto a navata unica, suddivisa in quattro campate scandite da archi e lesene che formano le cappelle laterali, il tutto avvolto dalla copertura a botte. Lo sguardo riesce così ad abbracciare tutta in una volta la meravigliosa e luminosa decorazione a stucco: ovunque una miriade di angeli e putti – ben centosei! -, un alternarsi di cornici e ghirlande, fino alla teatrale scena centrale sopra l’altare. Si tratta del capolavoro comasco dell’artista stuccatore Giovan Battista Barberini, nativo della Valle Intelvi, importantissimo protagonista del barocco lombardo che portò la sua grandiosa arte in numerose corti europee e soprattutto in Austria. Chiamato a lavorare per santa Cecilia negli anni ’80 del 1600 vi realizzò quest’opera coinvolgente, preziosa e luminosa, che celebrasse localmente il trionfo di Santa Romana Chiesa durante la crociata antiturca conclusasi nel 1683 e, guarda caso, promossa dall’allora pontefice Innocenzo XI, ovvero il comasco Benedetto Odescalchi. A completare il ciclo, di cui gli stucchi sono mirabile elemento d’unione, interviene la decorazione pittorica: il solare e classicista affresco sulla volta raffigurante appunto il trionfo della Croce, opera di

Di Valentina Binda

Mentre le belle sale della settecentesca Villa Olmo fino a luglio incorniciano le opere dell’indiscusso maestro del barocco fiammingo Pieter Paul Rubens, nonché di altri minori quali Anton Van Dyck, Jacob Jordaens, Gaspar de Crayer e Theodor Thulden, a tutti i comaschi amanti del bello elegante e pieno si rinnova il sempre valido invito a scoprire i tesori seicenteschi della nostra città, vicini e sempre in mostra, e forse proprio per questo un po’ snobbati.

Chi dunque vorrà seguire l’itinerario qui suggerito si ritroverà in luoghi noti, senz’altro già visti, ma forse mai guardati abbastanza, angoli di centro che sotto le mura di altre epoche schiuderanno la fioritura barocca di Como, avvenuta in concomitanza all’opera controriformista della chiesa locale; chi si lascerà incuriosire scoprirà le declinazioni locali di artisti importanti della Lombardia del tempo e richiesti da committenti talvolta lontani.

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Tuoi commenti

1 commento

  1. Matteo scrive:

    Articolo DOC per una città DOC! Complimenti alla scrittrice, che senz’altro ben conosce tutti i segreti e le perle di una località da scoprire e riscoprire.


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