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L’HOTEL ARTS E LA NUOVA BARCELLONA

0 Commenti 19 luglio 2010

L’HOTEL ARTS E LA NUOVA BARCELLONA
Questa è la storia di un passato a noi prossimo, ma che tratteggia una Barcellona così diversa da quella odierna da farci pensare a episodi dai toni seppiati e sbiaditi, da vecchia cartolina. Fino agli anni ottanta infatti la città catalana era ricca di zone dominate dal degrado: ai depositi incontrollati di rifiuti e al marasma del porto vecchio si alternavano le facce scure e solcate dei poveri abitanti di Barceloneta, che spesso traevano giovamento da poveri traffici al limite della legalità, attorniati da un variopinto contorno di prostitute imbellettate.
L’AYUNTAMIENTO
Un quadro simile cominciò a cambiare solo a partire dalla morte del dittatore Francisco Franco, avvenuta nel 1975, e a partire dalla quale si cominciò a pensare non solamente a costruire enormi caseggiati per dare risposta all’aumento demografico, ma anche a sviluppare un piano urbanistico armonico che prevedesse spazi aperti e strutture per la collettività. Le opere che si strutturarono negli anni a seguire videro una commistione tra architettura, paesaggismo, scultura e arredo urbano che ancora oggi sono da esempio per rinnovi urbanistici di ogni tipo. Nel 1983 s’incominciò a ripensare il rapporto con il mare, con interventi volti ad allungare le passeggiate verso la costa: l’eliminazione di un lungo muro prospiciente la scogliera cambiò radicalmente il volto dei quartieri interni che incominciarono a interfacciarsi tra loro e con il Mediterraneo. Per arrivare a un cambiamento radicale nella città bisogna attendere però il 1992, anno in cui grazie ai Giochi Olimpici e ai soldi che arrivarono per l’organizzazione si ebbe il celebre Ayuntamiento, un rinnovo totale della città, che rivolse i propri sforzi alla zona del porto ormai in disuso. Così dove un tempo c’erano solo cadaveri industriali oggi s’innalzano torrette di guardia per i bagnanti, le baracche affollate hanno lasciato il posto al verde dei parchi e al lusso dei complessi residenziali ed infine il pericoloso intrico di strade è oggi pieno di locali tipici, ristoranti e centri di cultura, pur mantenendo il proprio fascino labirintico e latino.
LA VILA OLIMPICA
Una di queste rinnovate zone, la Vila Olimpica, deve appunto il suo nome all’originale funzione di quartiere-dormitorio per gli atleti.La struttura urbanistica così aperta e funzionale, la cui organizzazione fu coordinata da Oriol Bohigas, è progettata perchè i due terzi dell’area siano occupati da aiuole, alberi e verde attrezzato. I progetti degli edifici seguono il fil rouge della scuola architettonica di Barcellona, che vede la funzionalità emergere nel contesto di una città metropolitana, in equilibrio tra tradizione costruttiva e innovazione tecnologica. Spazi aperti ed ariosi strettamente interconnessi, con passeggiate, piazze e altri luoghi di ritrovo disposti su vari livelli, che sembrano non solo comunicare fortemente tra loro, ma anche dirigere le proprie prospettive verso quella distesa d’acqua così importante per il paesaggio e la vita barcellonesi.
HOTEL ARTS
È proprio nella cittadella di fronte al porto sportivo, nel quartiere di Vila Olimpica, che si innalza oggi l’edificio più imponente della città, un moderno intreccio di vetrate e travi d’acciaio che ben si amalgama nel contesto del rinnovo cittadino. L’Hotel Arts occupa interamente questa costruzione con le sue 483 stanze, dominando con la vista uno spicchio considerevole di Mediterraneo. Un panorama eccezionale che rende più piacevole il tempo speso nella spa dell’hotel, al 42° piano, o quello impiegato nella palestra contigua dove la disciplina olistica governa sulla serenità degli ospiti. Una tranquillità garantita dalla posizione dell’hotel, lontano soltanto una passeggiata dal centro pulsante della città, ma pur sempre al sicuro dagli schiamazzi inevitabili che riempiono le nottate catalane. Osservando l’innumerevole lista di comodità che l’hotel dispensa, ci si imbatte poi  nell’Enoteca che conta 450 etichette, nel ristorante dello chef Arola che con la sua interpretazione della cucina mediterranea ha conquistato due stelle Michelin, nella Veranda-bar, arrivando poi al massaggio relax di benvenuto: quello che si dice cominciare bene. Tuttavia per godere in pieno di questo 5 stelle bisogna guardare all’ultimo piano, dove gli ospiti dei 28  appartamenti possono godere di una vista mozzafiato sulla Sagrada Familia, grazie al proprio telescopio professionale gentilmente fornito dall’hotel. Qui, se ve lo potrete permettere, avrete fino a 350 mq a disposizione, arredamenti personalizzati dalla superstar del design catalano Jaume Tresserra, tecnologia di altissimo livello fornita da Bang & Olufsen, profumi Acqua di Parma a volontà, nonché uno stuolo di inservienti che sapranno realizzare ogni vostro desiderio.

Di Roberto Uboldi

Quando si vuole descrivere l’Hotel Arts di Barcellona non si può semplicemente parlare di design, di architettura o di lusso, bisogna invece partire dalla storia della rinascita della città.

Questa è la storia di un passato a noi prossimo, ma che tratteggia una Barcellona così diversa da quella odierna da farci pensare a episodi dai toni seppiati e sbiaditi, da vecchia cartolina. Fino agli anni ottanta infatti la città catalana era ricca di zone dominate dal degrado: ai depositi incontrollati di rifiuti e al marasma del porto vecchio si alternavano le facce scure e solcate dei poveri abitanti di Barceloneta, che spesso traevano giovamento da poveri traffici al limite della legalità, attorniati da un variopinto contorno di prostitute imbellettate.

L’AYUNTAMIENTO

Un quadro simile cominciò a cambiare solo a partire dalla morte del dittatore Francisco Franco, avvenuta nel 1975, e a partire dalla quale si cominciò a pensare non solamente a costruire enormi caseggiati per dare risposta all’aumento demografico, ma anche a sviluppare un piano urbanistico armonico che prevedesse spazi aperti e strutture per la collettività. Le opere che si strutturarono negli anni a seguire videro una commistione tra architettura, paesaggismo, scultura e arredo urbano che ancora oggi sono da esempio per rinnovi urbanistici di ogni tipo. Nel 1983 s’incominciò a ripensare il rapporto con il mare, con interventi volti ad allungare le passeggiate verso la costa: l’eliminazione di un lungo muro prospiciente la scogliera cambiò radicalmente il volto dei quartieri interni che incominciarono a interfacciarsi tra loro e con il Mediterraneo. Per arrivare a un cambiamento radicale nella città bisogna attendere però il 1992, anno in cui grazie ai Giochi Olimpici e ai soldi che arrivarono per l’organizzazione si ebbe il celebre Ayuntamiento, un rinnovo totale della città, che rivolse i propri sforzi alla zona del porto ormai in disuso. Così dove un tempo c’erano solo cadaveri industriali oggi s’innalzano torrette di guardia per i bagnanti, le baracche affollate hanno lasciato il posto al verde dei parchi e al lusso dei complessi residenziali ed infine il pericoloso intrico di strade è oggi pieno di locali tipici, ristoranti e centri di cultura, pur mantenendo il proprio fascino labirintico e latino.

LA VILA OLIMPICA

Una di queste rinnovate zone, la Vila Olimpica, deve appunto il suo nome all’originale funzione di quartiere-dormitorio per gli atleti.La struttura urbanistica così aperta e funzionale, la cui organizzazione fu coordinata da Oriol Bohigas, è progettata perchè i due terzi dell’area siano occupati da aiuole, alberi e verde attrezzato. I progetti degli edifici seguono il fil rouge della scuola architettonica di Barcellona, che vede la funzionalità emergere nel contesto di una città metropolitana, in equilibrio tra tradizione costruttiva e innovazione tecnologica. Spazi aperti ed ariosi strettamente interconnessi, con passeggiate, piazze e altri luoghi di ritrovo disposti su vari livelli, che sembrano non solo comunicare fortemente tra loro, ma anche dirigere le proprie prospettive verso quella distesa d’acqua così importante per il paesaggio e la vita barcellonesi.

HOTEL ARTS

È proprio nella cittadella di fronte al porto sportivo, nel quartiere di Vila Olimpica, che si innalza oggi l’edificio più imponente della città, un moderno intreccio di vetrate e travi d’acciaio che ben si amalgama nel contesto del rinnovo cittadino. L’Hotel Arts occupa interamente questa costruzione con le sue 483 stanze, dominando con la vista uno spicchio considerevole di Mediterraneo. Un panorama eccezionale che rende più piacevole il tempo speso nella spa dell’hotel, al 42° piano, o quello impiegato nella palestra contigua dove la disciplina olistica governa sulla serenità degli ospiti. Una tranquillità garantita dalla posizione dell’hotel, lontano soltanto una passeggiata dal centro pulsante della città, ma pur sempre al sicuro dagli schiamazzi inevitabili che riempiono le nottate catalane. Osservando l’innumerevole lista di comodità che l’hotel dispensa, ci si imbatte poi  nell’Enoteca che conta 450 etichette, nel ristorante dello chef Arola che con la sua interpretazione della cucina mediterranea ha conquistato due stelle Michelin, nella Veranda-bar, arrivando poi al massaggio relax di benvenuto: quello che si dice cominciare bene. Tuttavia per godere in pieno di questo 5 stelle bisogna guardare all’ultimo piano, dove gli ospiti dei 28  appartamenti possono godere di una vista mozzafiato sulla Sagrada Familia, grazie al proprio telescopio professionale gentilmente fornito dall’hotel. Qui, se ve lo potrete permettere, avrete fino a 350 mq a disposizione, arredamenti personalizzati dalla superstar del design catalano Jaume Tresserra, tecnologia di altissimo livello fornita da Bang & Olufsen, profumi Acqua di Parma a volontà, nonché uno stuolo di inservienti che sapranno realizzare ogni vostro desiderio.

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