Persone, Primo piano

MARGHERITA HACK

0 Commenti 19 luglio 2010

MARGHERITA HACK

Uno spirito libero, un’atea convinta, una delle più eminenti astrofisiche a livello mondiale, un personaggio ricchissimo di sfaccettature. Noi abbiamo approfittato della sua spontaneità per rivolgerle domande che sono un interrogativo aperto per chiunque. Non vi resta che leggere quel che ci ha risposto.

Di Mattia Di Pierro e Luca Di Pierro

ual è la sua professione di fede?
Io sono atea, e questa è in un certo senso una professione di fede, in quanto non posso dimostrare né che Dio ci sia, né che non ci sia.  A me l’idea di Dio non persuade, mi sembra sia una scappatoia per spiegare tutto quello che la scienza non riesce ancora a spiegare e che forse non riuscirà mai. Credo che l’idea di Dio risponda poi al desiderio di non morire e serva per sperare in una vita nell’aldilà.
Lei è nata in una famiglia religiosa, qual è il percorso che l’ha portata ad essere atea?
Non ho mai avuto grande interesse per la religione o la fede. Sono nata in una famiglia con una madre cattolica e un padre protestante. Entrambi erano però insoddisfatti delle loro religioni ed avevano perciò aderito alla teosofia, una filosofia indiana che crede nella reincarnazione e in alcuni maestri che guidano l’umanità, tra cui lo stesso Gesù per esempio. Ma io non sono mai stata troppo interessata e ho sempre creduto fossero un po’ matti quando a sette o otto anni li sentivo parlare di questi argomenti con i loro amici; non mi sono mai preoccupata troppo dell’aldilà, ho sempre vissuto nell’aldiqua.
E in cosa crede lei, se crede in qualcosa?
Io credo anzitutto che la materia abbia la proprietà di aggregarsi in forme sempre più complesse, dalle forme più semplici fino alle stelle. Questa qualità che ha la materia di aggregarsi passando dalle più minuscole particelle elementari fino a corpi più estesi e poi a noi è sicuramente qualcosa che meraviglia. Qualcuno spiega questo fatto con il disegno intelligente di un dio; io preferisco semplicemente accettare il fatto che la materia ha tale proprietà. Non si sa se l’universo ha avuto un’origine, potrebbe essere sempre esistito nel tempo e nello spazio; sappiamo però che sono cambiate ad un certo punto determinate condizioni fisiche. Sappiamo che si è liberata in origine una forma di energia che ha portato all’espansione dello spazio e quindi ad una diminuzione di temperatura e densità che ha permesso alle molecole di aggregarsi, quindi le prime reazioni nucleari e la formazione dei primi elementi fino alle stelle e alle galassie, ai pianeti e agli esseri viventi. Questo è un dato di fatto.
Che posto può avere la religione invece all’interno di questa visione del cosmo?
La religione è sempre stata presente, ma man mano che la civiltà ha progredito le divinità sono diminuite e da umanizzate, com’erano nel passato, sono divenute sempre più spirituali. Una volta tutto ciò che non si capiva si attribuiva ad una divinità, oggi si sa invece che tante cose sono fenomeni naturali e non dipendono da poteri divini. La moderna idea di Dio è perciò molto diversa rispetto a quella passata. La domanda fondamentale resta però  la stessa in quanto la scienza non spiega il “perché”, domanda a cui invece cerca di rispondere la religione.
La religione risponde anche ad una ricerca di significato per la propria vita. Che senso dà alla vita un ateo?
Anzitutto è da chiarire che un ateo non è “non etico”. L’etica di un ateo può coincidere con i comandamenti che tutti conosciamo, non fare agli altri quello che non vorresti essere fatto a te, o ama il prossimo tuo come te stesso, un ateo vede però l’etica avulsa dalla religione, il senso ultimo della sua vita è vivere in armonia con gli altri, aiutandoli quando è possibile. C’è poi anche il gusto di fare il proprio lavoro, cercando di farlo al meglio. Io ho la fortuna di fare un lavoro divertente che comporta anche il piacere di fare delle scoperte per portare un piccolo contributo alla scienza e questo mi basta. La molla poi che spinge tutti noi è anche la voglia di vincere, di riuscire, di fare meglio degli altri.
E la religione nella società invece cosa comporta?
Dipende da come ci si approccia alla religione. C’è una religione che posso capire che è quella dei preti poveri, di quelli che vanno verso i più umili, che cercano di aiutare i bisognosi; c’è poi quella delle gerarchie, dello sperpero di ricchezza che considero una falsa religione. L’aspetto negativo della religione si ha infatti soprattutto nell’applicazione. Fino a che resta un’aspirazione personale, un desiderio per tentare di capire o di spiegare non ci vedo nulla di male. Mi infastidisce invece chi vuole imporre la propria fede agli altri o chi viola apertamente l’etica che professa, per esempio con lo spreco o il lusso.
Come vede la situazione della religione in Italia?
Credo che l’Italia sia un paese cattolico dove i cattolici che credono davvero sono molto pochi. La maggioranza probabilmente se ne frega.
Lei ha passato la vita nella ricerca scientifica. Crede che la scienza abbia cambiato la religione? La religione ha perso di senso davanti al progresso scientifico?
La Bibbia poteva essere considerata il libro delle verità secoli fa, ormai la scienza ha dimostrato che alcuni dati o immagini scritte nei libri sacri sono false. La religione ha dovuto prendere atto di queste scoperte e ora non ci manderebbero più al rogo, ma quando si tratta di materie di scienza biologica le cose stanno in modo diverso e la Chiesa è ancora pronta a dare battaglia. La ricerca sulle cellule staminali embrionali è proibita, solo per citare un esempio, con un danno enorme per la ricerca e per la salute di tutti e questo è demenziale. Ma ciò che è più preoccupante ancora è che lo Stato è succube della Chiesa. Questi sono degli ostacoli importanti per la ricerca e la colpa è del governo in quanto in Italia siamo di fronte ad uno stato laico che si fa condizionare fortemente dal Vaticano che oltretutto è uno stato straniero. Per questa ingerenza del Vaticano negli affari italiani non si riesce a trovare un accordo sui PACS, sul testamento biologico o sull’affidamento o adozione da parte di una coppia omosessuale e ciò è ridicolo.
Siamo di fronte in questi ultimi decenni ad un progressivo allontanamento dalla religione, anche in Italia. Crede che questo fenomeno sia dovuto ad una reale presa di coscienza o semplicemente ad uno stile di vita che con le sue

Qual è la sua professione di fede?

Io sono atea, e questa è in un certo senso una professione di fede, in quanto non posso dimostrare né che Dio ci sia, né che non ci sia.  A me l’idea di Dio non persuade, mi sembra sia una scappatoia per spiegare tutto quello che la scienza non riesce ancora a spiegare e che forse non riuscirà mai. Credo che l’idea di Dio risponda poi al desiderio di non morire e serva per sperare in una vita nell’aldilà.

Lei è nata in una famiglia religiosa, qual è il percorso che l’ha portata ad essere atea?

Non ho mai avuto grande interesse per la religione o la fede. Sono nata in una famiglia con una madre cattolica e un padre protestante. Entrambi erano però insoddisfatti delle loro religioni ed avevano perciò aderito alla teosofia, una filosofia indiana che crede nella reincarnazione e in alcuni maestri che guidano l’umanità, tra cui lo stesso Gesù per esempio. Ma io non sono mai stata troppo interessata e ho sempre creduto fossero un po’ matti quando a sette o otto anni li sentivo parlare di questi argomenti con i loro amici; non mi sono mai preoccupata troppo dell’aldilà, ho sempre vissuto nell’aldiqua.

E in cosa crede lei, se crede in qualcosa?

Io credo anzitutto che la materia abbia la proprietà di aggregarsi in forme sempre più complesse, dalle forme più semplici fino alle stelle. Questa qualità che ha la materia di aggregarsi passando dalle più minuscole particelle elementari fino a corpi più estesi e poi a noi è sicuramente qualcosa che meraviglia. Qualcuno spiega questo fatto con il disegno intelligente di un dio; io preferisco semplicemente accettare il fatto che la materia ha tale proprietà. Non si sa se l’universo ha avuto un’origine, potrebbe essere sempre esistito nel tempo e nello spazio; sappiamo però che sono cambiate ad un certo punto determinate condizioni fisiche. Sappiamo che si è liberata in origine una forma di energia che ha portato all’espansione dello spazio e quindi ad una diminuzione di temperatura e densità che ha permesso alle molecole di aggregarsi, quindi le prime reazioni nucleari e la formazione dei primi elementi fino alle stelle e alle galassie, ai pianeti e agli esseri viventi. Questo è un dato di fatto.

Che posto può avere la religione invece all’interno di questa visione del cosmo?

La religione è sempre stata presente, ma man mano che la civiltà ha progredito le divinità sono diminuite e da umanizzate, com’erano nel passato, sono divenute sempre più spirituali. Una volta tutto ciò che non si capiva si attribuiva ad una divinità, oggi si sa invece che tante cose sono fenomeni naturali e non dipendono da poteri divini. La moderna idea di Dio è perciò molto diversa rispetto a quella passata. La domanda fondamentale resta però  la stessa in quanto la scienza non spiega il “perché”, domanda a cui invece cerca di rispondere la religione.

La religione risponde anche ad una ricerca di significato per la propria vita. Che senso dà alla vita un ateo?

Anzitutto è da chiarire che un ateo non è “non etico”. L’etica di un ateo può coincidere con i comandamenti che tutti conosciamo, non fare agli altri quello che non vorresti essere fatto a te, o ama il prossimo tuo come te stesso, un ateo vede però l’etica avulsa dalla religione, il senso ultimo della sua vita è vivere in armonia con gli altri, aiutandoli quando è possibile. C’è poi anche il gusto di fare il proprio lavoro, cercando di farlo al meglio. Io ho la fortuna di fare un lavoro divertente che comporta anche il piacere di fare delle scoperte per portare un piccolo contributo alla scienza e questo mi basta. La molla poi che spinge tutti noi è anche la voglia di vincere, di riuscire, di fare meglio degli altri.

E la religione nella società invece cosa comporta?

Dipende da come ci si approccia alla religione. C’è una religione che posso capire che è quella dei preti poveri, di quelli che vanno verso i più umili, che cercano di aiutare i bisognosi; c’è poi quella delle gerarchie, dello sperpero di ricchezza che considero una falsa religione. L’aspetto negativo della religione si ha infatti soprattutto nell’applicazione. Fino a che resta un’aspirazione personale, un desiderio per tentare di capire o di spiegare non ci vedo nulla di male. Mi infastidisce invece chi vuole imporre la propria fede agli altri o chi viola apertamente l’etica che professa, per esempio con lo spreco o il lusso.

Come vede la situazione della religione in Italia?

Credo che l’Italia sia un paese cattolico dove i cattolici che credono davvero sono molto pochi. La maggioranza probabilmente se ne frega.

Lei ha passato la vita nella ricerca scientifica. Crede che la scienza abbia cambiato la religione? La religione ha perso di senso davanti al progresso scientifico?

La Bibbia poteva essere considerata il libro delle verità secoli fa, ormai la scienza ha dimostrato che alcuni dati o immagini scritte nei libri sacri sono false. La religione ha dovuto prendere atto di queste scoperte e ora non ci manderebbero più al rogo, ma quando si tratta di materie di scienza biologica le cose stanno in modo diverso e la Chiesa è ancora pronta a dare battaglia. La ricerca sulle cellule staminali embrionali è proibita, solo per citare un esempio, con un danno enorme per la ricerca e per la salute di tutti e questo è demenziale. Ma ciò che è più preoccupante ancora è che lo Stato è succube della Chiesa. Questi sono degli ostacoli importanti per la ricerca e la colpa è del governo in quanto in Italia siamo di fronte ad uno stato laico che si fa condizionare fortemente dal Vaticano che oltretutto è uno stato straniero. Per questa ingerenza del Vaticano negli affari italiani non si riesce a trovare un accordo sui PACS, sul testamento biologico o sull’affidamento o adozione da parte di una coppia omosessuale e ciò è ridicolo.

Siamo di fronte in questi ultimi decenni ad un progressivo allontanamento dalla religione, anche in Italia. Crede che questo fenomeno sia dovuto ad una reale presa di coscienza o semplicemente ad uno stile di vita che con le sue comodità e distrazioni ha aiutato negli ultimi decenni ad allontanarsi dalla religione?

Certamente lo stile di vita incide molto; le comodità e il lavoro distraggono dagli impegni religiosi che passano in secondo piano. Credo però che in parte questo fatto si spieghi anche con il progresso scientifico che ha modificato la mentalità delle persone. Così anche a chi è meno razionale e più religioso qualcosa di scientifico è arrivato ed è difficile che ora non si abbia un minimo atteggiamento critico nei confronti della religione così come è ormai difficile prendere alla lettera storie di angeli e diavoli, benché qualche fondamentalista ancora ci creda.

Dunque la religione è destinata a scomparire?

Sicuramente è destinata a diventare più spirituale. Non credo però che sparirà completamente in quanto permane il bisogno di risposta e di senso, rimane cioè la curiosità in qualcosa che spieghi il perché della vita, delle malattie, delle sofferenze.

Sembrano invece non subire crisi altre superstizioni, come l’astrologia…

È anche peggio della religione; almeno nella religione si può trovare una morale, l’etica. L’astrologia deriva semplicemente dall’ignoranza di secoli fa. Un tempo, quando non si sapeva spiegare il perché delle tempeste o degli eventi naturali si diceva fossero gli dei. Le stelle sembravano formare una cupola che avvolgeva la terra, diventando divinità che vivevano lassù e influenzavano la vita sulla terra. L’astrologia deriva da queste credenze. Ancora c’è questo desiderio di conoscere il futuro e avere una guida, ma sono tutte superstizioni che non hanno alcun fondamento.

A proposito di superstizioni e paure più o meno fondate, spesso torna la fobia della fine del mondo, per esempio nel pericolo di avvistamento degli asteroidi…

La possibilità che un asteroide impatti con la terra esiste, ma ci si può difendere. Si conosce l’esistenza di una famiglia di piccoli pianeti, denominata Neo (New Earth Object) caratterizzata da corpi con orbite identiche a quella terrestre, ma data la loro differente inclinazione c’è una bassa probabilità di scontri. Tra questi si distingue però un pianetino che si chiama Apofis con un orbita che, se resterà così come è oggi, nel 2036 dovrebbe impattare sulla Terra, creando un fenomeno simile a quello cui si attribuisce la scomparsa dei dinosauri. Parliamo di un asteroide di 200 metri di diametro con una velocità di 40 km al secondo che produrrebbe un impatto della potenza di diverse bombe atomiche.

Dobbiamo dunque solo sperare che devii il suo percorso?

No, oggi ci si saprebbe difendere; ci sono diversi modi per evitare lo scontro. Per esempio mandando una carica nucleare che faccia esplodere l’asteroide o usando un guinzaglio virtuale, cioè una grossa astronave che posizionandosi vicino lo attragga e ne faccia deviare l’orbita. O ancora si potrebbe mandare un astronave sull’asteroide stesso, trivellarlo facendone fuoriuscire gas e creando così una sorta di motore naturale che gli faccia cambiare direzione. D’altra parte si è già tentato con successo di atterrare su un asteroide con un veicolo aerospaziale.

Abbiamo puntato il nostro sguardo all’universo. Lei lo fa ormai da decenni; che idea si è fatta del cosmo?

L’immagine che ho io è anzitutto di un universo infinito nel tempo e nello spazio, in quanto non avrebbe senso pensarlo che comincia o che finisce. Quello che si sa poi è che l’universo è  in espansione e che di conseguenza le galassie si allontanano sempre più l’una dall’altra. Si sa che quest’espansione è iniziata circa 13miliardi e 700milioni di anni fa, che è quella che si chiama età dell’universo. Questo dato si può osservare misurando la velocità di espansione delle galassie. In questa data, che però potrebbe non coincidere con il vero inizio del cosmo, l’universo aveva temperature di miliardi di gradi e densità miliardi di volte superiori a quella dell’acqua e, ad un certo momento, ha cominciato ad espandersi. Non sappiamo però quale energia abbia dato inizio a tale espansione.

Quest’idea di universo è frutto di decenni di ricerca scientifica. È ormai parecchio tempo che si dedica al suo lavoro e sicuramente, da quando ha iniziato, avrà potuto assistere a notevoli progressi, anche tecnologici. In questi anni di lavoro com’è cambiata perciò la ricerca?

Ovviamente è cambiata moltissimo. La strumentazione anzitutto: per dare un’idea, io ho fatto una tesi di laurea, pubblicabile al tempo su una rivista internazionale, con uno strumento da trenta centimetri, ora si fanno telescopi con dieci metri di diametro. Con gli strumenti attuali addirittura si possono collegare elettronicamente radiotelescopi in tutto il mondo per avere l’equivalente di un radiotelescopio di diametro pari al diametro della terra stessa. Naturalmente, conseguentemente a queste nuove tecnologie, è cambiato anche l’approccio alla ricerca: ci vogliono molte più competenze. Oggi elettronici, informatici, chi osserva i risultati delle immagini e chi le interpreta teoricamente devono collaborare ad uno stesso progetto in uno sforzo dettato da un fine comune. Fino a qualche tempo fa alle pubblicazioni astronomiche collaboravano due o tre studiosi, ora nelle intestazioni leggiamo decine di nomi.

Come vede la situazione della ricerca nel nostro Paese?

Sempre peggio. Continui tagli ai finanziamenti, il blocco delle assunzioni e dei concorsi per i ricercatori. Molti neo dottori non hanno nessuna prospettiva. Ora è annunciato anche il taglio dei cosiddetti “enti inutili” tra cui si trova per esempio l’Istituto di alta matematica, un fiore all’occhiello della ricerca matematica che andrà perduto. Nella stessa lista figura l’Istituto nazionale di oceanografia e geofisica che si occupa della situazione degli oceani e dello stato del territorio e che in un Paese come il nostro spesso colpito da terremoti e dove franano interi paesi, non si capisce come possa essere inutile. E ancora l’Inaf, Istituto nazionale astrofisica che incorpora i dodici osservatori italiani e altri istituti del CNR. Certo l’astrofisica non ha applicazioni immediate, ma è collegata intimamente alla ricerca spaziale,  fonte di enormi progressi tecnologici, e dovrebbe essere tenuta in maggiore considerazione.

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